Monastero delle Clarisse "S. Antonio e B. Elena"

Presso il Santuario "S. Antonio al Noce" - Santuari Antoniani Camposampiero (PD) - Italia

Con molta semplicità proporrei due sottotitoli su cui portare l’attenzione: “sacerdozio e imitazione di Cristo” ed “Eucarestia e imitazione di Cristo”. Di seguito, tenendo sullo sfondo la Scrittura e il documento Presbyterorum Ordinis al n. 13, mi soffermerò su alcuni piccoli step che possono indicare uno sviluppo di queste due tematiche. 

“Sacerdozio e imitazione di Cristo”. Con il dono del sacerdozio il Signore chiede di poter disporre interamente della vita del chiamato/discepolo per, al tempo stesso, donarsi e affidarsi interamente a lui. Questo intima, profonda fiducia è possibile all’uomo, tramite un percorso di conformazione a Cristo, una continua conversione a Lui che passa, in tante occasioni, per la mortificazione in sé stessi delle opere della carne e al termine del quale, un giorno, il sacerdote potrà dire: “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Nel vangelo di Giovanni e precisamente nella preghiera sacerdotale, Gv 17, ai versetti 17 – 18, è scritto: “Consacrali (santificali) nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo”. Tutta la Scrittura ci ripete che Dio è santo e che lui solo è il Santo. L’essere umano diventa santo nella misura in cui inizia a stare con Dio il che comporta uno scardinamento radicale del proprio io per poter aderire con tutto se stessi alla sua volontà e diventare così obbedienti a Lui. Questo cammino di liberazione dal proprio io può risultare (eufemismo!) molto doloroso e mai compiuto una volta per tutte. “Consacrali (santificali) nella verità” può anche significare la richiesta che Gesù fa al Padre di includere i dodici nella sua missione e la rivendicazione radicale da parte del Dio vivo di avere per sé e per il suo servizio la persona che è chiamata.

Rifacendoci al rito dell’ordinazione veterotestamentaria, in cui l’ordinando veniva purificato con un lavacro completo per fargli poi indossare le vesti sacre e da cui possiamo dedurre che con ciò si significava la sua nuova condotta di vita, quanto allora era una figura simbolica, nella preghiera del Signore diventa realtà: il solo lavacro che può purificare gli uomini è la verità, è Cristo stesso. Immersi completamente in Gesù Cristo affinché valga anche per loro quanto detto da Paolo riguardo l’esperienza fondamentale del suo apostolato: vivere la vita in e di Cristo (Gal 2,20). Gesù nella sua persona ci rivela inoltre la pienezza del sacerdozio che non è tanto compiere un’azione sacrificale, quanto vivere l’offerta di sé stesso in sacrificio per amore. Il sacerdozio quindi è più simile ad uno stato di vita che ad un insieme di opere da compiere: sottratto alle connessioni del mondo e donato a Dio, proprio a partire da Dio il sacerdote sarà disponibile per gli altri, per tutti.

Una parola su: “Eucarestia ed imitazione di Cristo”. Durante l’ultima cena, facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Gesù anticipa la sua morte, l’accetta e nel suo intimo la trasforma in un gesto di amore. La violenza brutale della crocifissione ormai prossima è trasformata nel dono totale di sé. Questo è l’inizio di quella trasformazione il cui termine ultimo è la condizione in cui Dio sarà tutto in tutti. Questo è l’atto che solo può trasformare il mondo: la violenza trasformata in amore e la morte in vita. Se la morte è stata “ferita” dall’interno non potrà più essere l’ultima parola, la parola che chiude l’orizzonte alla speranza. Per questo parliamo di Redenzione: è stato tolto dall’intimo dell’uomo il pungiglione della morte che è il peccato e ci è dato l’accesso al dinamismo nuovo dell’amore che vince la morte.

Gesù può distribuire il suo Corpo, perché realmente dona sé stesso nell’ultima cena e allo stesso tempo ci dà il compito di entrare nella sua “ora”, l’ora in cui l’amore vince. In questa sua ora ci vuole come singoli e come comunità di credenti: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” (cfr 1Cor 10,17). L’Eucarestia fa la Chiesa, quindi, e la Chiesa tramite i suoi ministri la celebra: essa è il “luogo” dove vediamo tutto lo spessore di quell’imitazione e dove troviamo la grazia per l’oggi della nostra sequela. 

 

Articolo pubblicato su "La Difesa del popolo", Anno 118, n.22 del 1° giugno 2025

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