Monastero delle Clarisse "S. Antonio e B. Elena"

Presso il Santuario "S. Antonio al Noce" - Santuari Antoniani Camposampiero (PD) - Italia

LITURGIA SOLENNITÀ S. CHIARA - 11 Agosto 2022


 

NOVENA A SANTA CHIARA 1-9 agosto 2022

Commenti tratti dal testo di Marie-France Becher "Preghiera e povertà. Meditiamo con Chiara D’Assisi." Ed. Paoline, 2002.

“Che cos’è pregare oggi?”. In ogni giorno della novena santa Chiara ci raggiungerà con una sua risposta.

 

Primo giorno 1 agosto  “Riconoscersi creature di Dio e confidare in Lui" 

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“Volgendosi a sé la vergine santissima parlava in silenzio alla sua anima: «Va’ sicura – disse – perché avrai una buona guida di viaggio. Va’, perché chi ti ha creato, ti ha santificato e, custodendoti sempre come una madre custodisce suo figlio, ti ha voluto bene con amore. Tu, Signore che mi hai creato – soggiunse –, sii benedetto». E quando qualcuna tra le sorelle le chiese a chi stesse parlando, rispose: «Io parlo all’anima mia benedetta». Né stava lontana quella guida gloriosa. Infatti, voltandosi verso una delle figlie, disse: «Vedi anche tu, o figlia, il re della gloria che io vedo?».

Nell’ultima preghiera di Chiara troviamo parole di benedizione, lode al Dio Creatore. Da Dio, Chiara ha ricevuto ogni istante della sua vita, di lui si riconosce creatura, quindi fragile, ferita, ma immensamente amata e cercata. Chiara sa che “Colui che l’ha creata, l’ha santificata” incessantemente, l’ha avvolta con la sua misericordiosa tenerezza. Per questo sa raccogliere ora la totalità della sua esistenza nel palmo delle sue mani per riconsegnarla al suo Creatore con un canto di benedizione sulle labbra. Ella sa che ogni sofferenza, fatica, lotta, gioia, accolta e offerta nel pieno abbandono al Padre, si trasforma, nelle Sue mani, in terra feconda!

 

Secondo giorno 2 agosto  “Attaccarsi a Dio“

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 Sapendoti però carica di virtù, non voglio caricarti di parole superflue e perciò evito la prolissità, sebbene nulla ti sembrerebbe superfluo in parole da cui potrebbe venirti qualche consolazione. Ma poiché una sola è la cosa necessaria, di questa sola ti scongiuro per amore di colui a cui ti sei offerta come vittima santa e gradita: memore del tuo proposito, come una seconda Rachele sempre vedendo il tuo principio, ciò che hai ottenuto tienilo stretto, ciò che stai facendo fallo e non lasciarlo, ma con corsa veloce, passo leggero, senza inciampi ai piedi, così che i tuoi passi nemmeno raccolgano la polvere, sicura, nel gaudio e alacre avanza cautamente sul sentiero della beatitudine.

 “Memore del tuo proposito”: Chiara ci invita a fare memoria degli inizi per attingere nuovo slancio nella nostra corsa verso di Lui. Ricordare, sembra dirci Chiara, le meraviglie che Dio ha operato nella nostra vita, porta a proseguire il cammino con maggior determinazione e coraggio. Niente la scoraggia! Le prove, la solitudine non fanno che accrescere in lei la sua confidenza, il suo attaccarsiall’Altissimo. Scriverà nella sua Regola: “Noi non temevamo nessuna povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo nel mondo, anzi le avevamo di gran conto.” (RsC6,2 FF2788). Si applicava”, scriveva il biografo, “a farsi simile al povero Crocifisso in perfettissima povertà, così che nessuna cosa peritura separasse l’amante dall’amato, o impedisse la sua via in compagnia del Signore.” (LegSC14 FF31889). Se il “Figlio di Dio si è fatto nostra via”, allora, ogni istante, ci dice Chiara, dà la possibilità di un passo nuovo che rende lieve la spoliazione. È lo Spirito che chiama, è per “divina ispirazione” (RsC2,1 FF 2754) che Chiara e Agnese camminano sulla via del Figlio di Dio. Un cammino che diventa quindi abbandono fiducioso, speranza certa. “L’amore di Cristo ci spinge”, dice san Paolo (2Cor5,14). Chiara non può fare domani i passi di oggi, non può fermarsi lungo la strada, perché “ogni tempo, ogni giorno, e ininterrottamente amiamo, adoriamo, serviamo, l’Altissimo e Sommo eterno Dio” (Rnb23,11 FF 66).

 

Terzo giorno 3 agosto  Contemplare il mattino, il giorno, la sera

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E poiché egli è splendore della gloria, candore della luce eterna e specchio senza macchia, guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù Cristo, e in esso scruta continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e avvolta di variopinti ornamenti, ornata insieme con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a figlia e sposa amatissima del sommo Re. In questo specchio rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità, come potrai contemplare, per grazia di Dio, su tutto lo specchio. Guarda con attenzione – dico – il principio di questo specchio, la povertà di colui che è posto in una mangiatoia e avvolto in pannicelli. O mirabile umiltà, o povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è reclinato in una mangiatoia.

Nel mezzo dello specchio poi considera l’umiltà santa, la beata povertà, le fatiche e le pene senza numero che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio contempla l’ineffabile carità, per la quale volle patire sull’albero della croce e su di esso morire della morte più vergognosa. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a riflettere su queste cose, dicendo: O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c’è un dolore simile al mio dolore; rispondiamo con una sola voce, con un solo spirito, a lui che grida e si lamenta: Sempre l’avrò nella memoria e si struggerà in me l’anima mia.

La preghiera di Chiara vive alla luce del Crocifisso che ha parlato a Francesco. Nell’amorevole contemplazione di esso, Chiara legge nel corpo ferito e glorioso di Cristo, il cuore del Padre delle misericordie, la sovrabbondante povertà di Dio svelata ad ognuno. Chiara ci conduce a stare con lei davanti allo specchio senza macchia della Gloria eterna, dell’Amore assoluto. “Ogni giorno porta l’anima tua, scruta in esso continuamente il tuo volto, potrai contemplare”. Così scoprirai di essere rivestita della grazia di Colui che contempli, rivestita dell’”uomo nuovo”, ornata “con i fiori e le vesti di tutte le virtù” della forza dinamizzante dell’amore. Alludendo agli specchi convessi a tre facce, Chiara percepisce nella vita di Gesù tre momenti principali: il mattino della sua nascita, il giorno della sua vita pubblica e la sera della sua morte. Nel suo Testamento, quando ricordava la sua scelta di povertà esortava le sorelle a rimanervi fedeli “per amore di quel Signore, che povero alla sua nascita fu posto in una greppia, povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce” (Test.C45 FF2841)

 

Quarto giorno 4 agosto  “Desiderare Gesù “

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Lasciati dunque accendere sempre più fortemente da questo ardore di carità, o regina del Re celeste! Contemplando ancora le indicibili sue delizie, ricchezze e onori eterni e sospirando per l’eccessivo desiderio e amore del cuore, grida: Attirami dietro a te, correremo al profumo dei tuoi unguenti, o sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu mi introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra sia sotto il mio capo e la destra felicemente mi abbracci e tu mi baci con il felicissimo bacio della tua bocca.

“Attirami dietro di te, noi correremo!” (Cant 1,4). Chiara nel chiostro di san Damiano, abbandonata alla sua fragilità, la sua preghiera si fa supplica di chi non può niente da sola, ma osa tutto nella forza dell’Amore. Correrò senza stancarmi mai... ”. La forza del suo desiderio la attira sempre più verso lo Sposo. Nel Cantico dei Cantici, le stanze rappresentano il luogo dell’intimità dello sposo e della sposa dove l’incontro sboccia nell’abbraccio. Le stanze dell’unione più intima con il Signore non si nascondono nelle altezze di una preghiera distaccata dalla realtà, ma nella “bassezza” delle prove, della fragilità, dell’impotenza. Chiara contempla il Volto del Crocifisso povero per lasciarsi abitare, trasformare da Lui ed essere ricolmata nella sua povertà delle Sue ricchezze.

 

Quinto giorno 5 agosto  Lasciarsi trasformare

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Chi allora potrebbe impedirmi di gioire per così` numerosi e mirabili motivi di gioia? Gioisci dunque anche tu nel Signore sempre, carissima, e non ti avvolga nebbia di amarezza, o signora in Cristo amatissima, gioia degli angeli e corona delle sorelle. Poni la tua mente nello specchio dell’eternità, poni la tua anima nello splendore della gloria, poni il tuo cuore nella figura della divina sostanza e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della sua divinità, per sentire anche tu ciò che sentono gli amici gustando la dolcezza nascosta che Dio stesso fin dall’inizio ha riservato ai suoi amanti.  

Gioisci sempre! Ecco, ci dice Chiara, come rispondere alla mestizia. Gioia discreta, leggerezza interiore di chi si spoglia del peso delle cose e di sé stesso per abbracciare Gesù “tesoro incomparabile, nascosto nel campo del mondo”. “Collocati”, ci dice ancora Chiara, prenditi il tempo di sederti, di fermarti. Nient’altro! “Lasciati trasformare interamente nell’immagine di Dio: colloca i tuoi occhi, la tua anima, il tuo cuore! Per entrare in “un meraviglioso scambio” e conoscere la segreta dolcezza di Dio!”.

 

Sesto giorno 6 agosto  Divenire ascolto”

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Attraverso devoti predicatori provvede per le sue figlie l’alimento della parola di Dio, della quale non si procura la parte peggiore. Infatti ascoltando la santa predicazione è tanta l’esaltazione da cui è pervasa e tanta è la memoria del suo Gesù in cui si delizia, che una volta, mentre predicava frate Filippo da Atri, un bambino bellissimo apparve presso la vergine Chiara e per gran parte della predicazione la divertiva con le sue dimostrazioni di gioia. E la sorella che aveva meritato di vedere tali cose della madre, dopo aver percepito quell’apparizione, sentì una dolcezza inesplicabile.

Nel Processo di Canonizzazione (Proc.X,8 FF3076) sr Agnese dichiara come “Madonna Chiara molto se dilettava degli udire le parole di Dio”. La predicazione e la liturgia si offrono a lei come i luoghi privilegiati attraverso i quali la Parola giunge a lei. Malgrado la povertà degli strumenti di conoscenza esegetici dei quei tempi, Chiara ha molta familiarità con le scritture. I suoi scritti ne sono intrisi. Sa che “sotto la scorza delle parole si cela il nocciolo che ella era capace di raggiungere sottilmente, e gustare in tutto il suo sapore”. Chiara vuole arrivare al nocciolo, al frutto saporito della Presenza che si dona. Pane del cuore che fortifica le sorelle di san Damiano più del pane mendicato per il corpo.

 

Settimo giorno 7 agosto  “Divenire amore”

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E amandovi a vicenda nella carità di Cristo, dimostrate al di fuori con le opere l’amore che avete nell’intimo, 60 in modo che, provocate da questo esempio, le sorelle crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità.

Amandovi a vicenda nell’amore di Cristo”. L’altro, ci ricorda Chiara, è il dono offerto alla nostra libertà di amare. Chiara si preoccupa di esternare i sentimenti del suo cuore che sono in sintonia con quelli di Dio:” E se una madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanta maggiore cura deve una sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale!” (RsC8,16FF 2798). L’Amore di Cristo, ineffabile e sovrabbondante, si dona attraverso i vasi di argilla delle nostre vite. Bontà, discrezione, cortesia, traducono con il passare delle ore, e dei giorni, la sollecitudine di Chiara per ognuna delle sue sorelle. Come vivere diversamente “l’unità della scambievole carità” (RsC10,7 FF 2810) e permettere al Padre delle misericordie di prendersi maternamente cura di noi!? L’amore reciproco, che si rafforza nel perdono e nel non giudicare, è così prezioso, tanto che Chiara raccomanderà, nella regola: “L’abadessa e le sue sorelle si guarderanno dall’adirarsi e turbarsi per il peccato di alcuna, perché l’ira e il turbamento impediscono la carità in sé stesse e nelle altre” (RsC9,5 FF2802).

 

Ottavo giorno 8 agosto  Divenire preghiera

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Al che, dopo essersi prostrata tutta in preghiera al Signore Cristo suo, tra le lacrime disse: «Ti fa piacere, o Signore, che le tue ancelle inermi, che ho allevato nel tuo amore, ora siano consegnate nelle mani dei pagani? Signore, ti prego, custodisci queste tue serve che ora io non posso più custodire». All’improvviso alle sue orecchie risuonò una voce come di bambino, propiziatoria di una nuova grazia: «Io vi custodirò sempre». «E allora, mio Signore – riprese –, se ti piace, proteggi la città che ci sostenta per amor tuo». E Cristo a lei: «Sosterrà gravi prove, ma sarà difesa dalla mia protezione». Allora la vergine, alzando il volto pieno di lacrime, conforta quelle che piangevano dicendo: «Vi assicuro, figliole, che non soffrirete alcun male. Soltanto abbiate fede in Cristo». E non c’è molto da attendere: subito l’audacia di quei cani, respinta, si acquieta e, superando quegli stessi muri su cui erano saliti, se ne vanno in fretta, spinti dalla forza della sua preghiera. Subito Chiara ordina con cura a quelle che avevano udito quella voce predetta: «Guardatevi in ogni modo, carissime figlie, di non riferire a nessuno quella voce, finché io sarò in vita».

Chiara come, i discepoli nella tempesta (Mc4,35-41), sveglia Gesù, non può far tacere l’ardore della carità che brucia le sue viscere di madre (4Lag5 FF2900). Grida in nome di un’umanità minacciata dalla sofferenza e dalla morte, violentata nei suoi diritti fondamentali. La preghiera d’intercessione ci pone, come sentinelle sulla breccia, alle frontiere, là dove la vita e la morte si affrontano. "Per tutto il giorno e tutta la notte, non taceranno mai. Voi che rammentate le promesse al Signore, non prendetevi mai riposo”, dice il profeta Isaia (Is 62,6). Chiara ad Agnese scriverà con forza: “Ti stimo collaboratrice di Dio stesso e sostengo della membra deboli e vacillanti del suo ineffabile Corpo.” (3Lag8 FF2886). Chiara chiede di essere messa davanti al nemico, avendo come unico sostegno l’umile segno del Pane, il Corpo del suo Signore Gesù. Abbraccia “con la forza della fede” (3Lag7FF2855) e in una fiducia e un abbandono senza limiti, non esita a ricordare al Signore il suo amore: “Mi invocherà e gli darò risposta; presso di lui sarò nella sventura” (Sal90). La Sua risposta non tarderà: “Vi custodirò sempre!” . Nel chiostro assediato di san Damiano, come sulla nostra strada, Egli cammina con noi “nostro aiuto e insuperabile conforto” (LErm16 FF2917). Con Lui, ci è dato di esaudire tutte le preghiere aprendo, nei vicoli ciechi in cui ci imbattiamo, una “porta di speranza” (Os2,17)

 

Nono giorno 9 agosto  Divenire liberi per servire nell’amore

(2Lag15-20 FF2877-2879)

Riguardo a questo, perché tu possa percorrere più sicura la via dei comandamenti del Signore, segui il consiglio del nostro venerabile padre, il nostro fratello Elia ministro generale e anteponilo ai consigli di chiunque altro, stimandolo per te più caro di ogni dono. E se qualcun altro ti dicesse o altro ti suggerisse che sia di impedimento alla tua perfezione, che sembri contrario alla vocazione divina, pur dovendolo rispettare, non seguire il suo consiglio, ma abbraccia, vergine povera, Cristo povero. Vedi che egli si è fatto per te spregevole e seguilo, fatta per lui spregevole in questo mondo.  Guarda, o regina nobilissima, il tuo sposo, il più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo più volte flagellato, morente tra le angosce stesse della croce: guardalo, consideralo, contemplalo, desiderando di imitarlo.

L’amore per il Cristo povero fa ergere Chiara in tutta la sua statura di donna libera che sente dal profondo la chiamata a vivere, secondo il vangelo, nella povertà più radicale. Se prende la via nelle sue mani, è per donarsi totalmente “al più bello tra i figli dell’uomini.” (Sal 44). In un Chiesa paralizzata dal potere e dalla ricchezza, Chiara ripone la sua certezza nel Padre che si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli dei campi. Il Papa volle convincerla ad accettare qualche possesso: “Se hai paura per il voto, noi te ne dispensiamo”. Al quale rispose: “Santo Padre… a nessun patto e mai desidero essere dispensata dal seguire Cristo.” (LegsC14 FF 3187). Eppure, non cede mai alla tentazione della rottura. La Chiesa resta la comunità in cui vive la sua fede e dalla quale riceve la Parola e il Pane per il cammino: vuole essere fedele a Gesù in una comunione di obbedienza responsabile.

Chiara insiste con forza con Agnese: “Abbraccia, vergine poverella, Cristo povero”. Che nulla separi più il cuore povero dal povero Crocifisso. Il loro abbraccio diventa il bene più prezioso, l’affetto che unisce l’uno all’altra, l’espressione della loro più alta libertà. Poiché a che giova la libertà se non è per concedersi nell’amore? Questa dà il coraggio di lasciarsi condurre da un Altro (Gv21,18) per entrare in un progetto e mettere in moto tutto perché si compia. Ecco il paradosso scoperto e vissuto da Chiara: solo l’Altissimo Figlio di Dio, servo ai piedi dei suoi discepoli (Gv13), libera da ogni schiavitù e da ogni paura. L’immagine di Cristo morente nella solitudine, nell’umiliazione e nel disprezzo, lascia in lei un segno di fuoco. Tutta la sua esistenza semplice e spoglia ne porta il segno. Nell’amarezza o nella dolcezza delle relazioni fraterne, nei lunghi anni di malattia, nella lotta condotta per salvare il privilegio della povertà, Chiara scopre un unico tesoro: Gesù povero venuto ad arricchirci con la sua Povertà.

 

Diventa ciò che contempli,

diventa Colui che contempli.

Con il Padre e lo Spirito Santo,

Gesù ti benedica e ti custodisca.

Va’ fiduciosa, allegra e gioiosa.

Hai una buona guida per il cammino.

La povertà del cuore e la fedeltà di Dio

rendano sicuri i tuoi passi.

 


 

 PROFESSIONE SOLENNE 4 ottobre 2020 - Solennità del Padre San Francesco

 
 Sr. M. Arlene Valles Sr. M. Valentina Zanettin 
  
 Santuario della Visione, Camposampiero. 
 
 
 

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